A volte capita che qualche ragione non ci permetta di andare in montagna... la fortuna è che possiamo comunque viverla, in modo indiretto, ma comunque appassionante, attraverso la lettura di coinvolgenti romanzi di avventura ambientati sulle montagne. Ce ne sono di bellissimi che impediscono di smettere di leggere. Il desiderio sarebbe che non finissero mai! Arrivati all'ultima pagina rimane un misto tra soddisfazione e dispiacere per non poter andare oltre. L'unica soluzione è iniziarne subito un altro.
Vogliamo consigliarvi alcuni titoli di libri che abbiamo letto e vi invitiamo a segnalarcene altri e inviarci commenti su queste letture.

Tra tutti il primissimo è:

Frêney 1961, Un viaggio senza fine, Marco Ferrari,
I licheni - Vivalda

Il 9 luglio del 1961 l'istituto meteorologico di Chamonix prevede condizioni buone stabili. Walter Bonatti con Andrea Oggioni e Roberto Gallieni partano alla conquista Pilone Centrale del Frêney, ancora vergine, meta ambita dagli alpinisti di tutto il mondo, la cui rossa parete aveva già respinto diversi tentativi, tra cui uno di Bonatti, tanto da farla annoverare tra le montagne impossibili. Partiti dal rifugio Torino, arrivati al Bivacco della Fourche, punto di partenza per la scalata, i tre italiani incontrano quattro alpinisti francesi, Pierre Kohlmann, Antoine Vieille e Robert Guillaume guidati da Pierre Mazeaud e impegnati nelle stesso tentativo. I sette alpinisti decidono quindi di unire le loro forze e proseguire insieme. Il tempo è buono. L'emozione, l'ambizione, l'entusiasmo che muove il gruppo è grande e già si assapora il gusto della grande conquista. Giunti però alla Chandelle, sul Pilone, le nuvole cominciano improvvisamente ad addensarsi. L'aria era carica di elettricità. Tutti gli attrezzi di ferro friggevano e sulle becche delle piccozze correvano delle fiammelle. Erano le 2 del martedì 11 luglio: il tempo cambia repentinamente e sul Monte Bianco presto ed inaspettato si scatena l'inferno. Inizia la tragedia. Gli alpinisti tentano la fuga passando dalla cima per portarsi nel versante opposto della montagna. Mancano solo 120 metri alla fine della scalata, di cui 50 già attrezzati: col tempo buono in sei ore gli sfortunati avrebbero potuto raggiungere la cima e, da li, proseguire verso nord su facili pendii che conducono alla normale del Bianco e trovare rifugio alla capanna Vallot. La notte del venerdi, in una circostanza ceh ha del misterioso, scatta l'allarme. Da Courmayeur viene immediatamente organizzata una squadra di soccorso e l'elegante e ricca cittadina si popola presto di curiosi giornalisti, bramosi di particolari sugli sviluppi della tragedia dei sette alpinisti prigionieri, ormai da tre giorni, della terribile tormenta di neve, ghiaccio e fulmini, dramma che cattura e tiene col fiato sospeso l'Italia intera. Arrivati allo sfinimento, a 4500 metri, i sette alpinisti, respinti dalla furia della tempesta, decidono di tornare indietro sulla verticale e puntare verso la capanna Gamba, dove tra l'atro sono diretti i soccorsi. L'autore ha la straordinaria abilità di descrivere, come fossero state personalmente vissute, la passione, le paure, il coraggio, le riflessioni dei protagonisti e lo sfinimento, fino alla perdita della ragione per alcuni dei sette sfortunati alpinisti, di cui solo tre faranno ritorno. Alla fine dell'agosto successivo, a distanza di poco più di un mese dalla tragedia, nell'ignoranza del rispetto delle vite perdute, una spedizione composta da due inglesi ed un polacco ripercorre i passi dei sette alpinisti, fruttando anche i chiodi da loro lasciati in parete e conquista il Pilone Centrale, arrivando sulla cima del Monte Bianco attesi da un giornalista pronto ad offrir loro mele e succhi di frutta in scatola. Ma, il credere nei principi etici dell'alpinismo fa si che, anche a distanza di quasi 50 anni dall'episodio, il Pilone Centrale ci faccia venire in mente l'eroismo del gruppo di alpinisti guidati da Bonatti e Mazeaud e non la cordata della conquista. In questo episodio, come in tante altre occasioni, la superficialità della stampa ed il mondo dell'alpinismo non hanno perso l'occasione di accusare ingiustamente Bonatti di aver trascurato i suoi compagni per salvare la propria vita. Bonatti ha sempre creduto nel ruolo del compagno di cordata e nei valori di onestà su cui questo ruolo si fonda; ha sempre dato il massimo per non abbandonare i compagni: Se lui si è salvato quando gli altri non ce l' hanno fatta è solo perché ha capacità di sopravvivenza fuori dalla norma, unite ad una grande potenza fisica e ad un'eccezionale forza d'animo che l'ha fatto andare oltre. Bonatti riusciva a realizzare in solitaria ciò che la maggior parte dei grandi alpinisti non progettava neanche in cordata e questa sua eccezionale forza e motivazione creava una certa invidia nei suoi confronti. Le guide Alpine di Courmayeur sono sempre state per tradizione un gruppo elitario e piuttosto campanilista: il vedere in Bonatti, grande esploratore delle loro montagne, un reale pericolo di concorrenza, creò un quasi insopportabile isolamento di Walter all'interno della realtà alpinistica della cittadina, isolamento che ebbe pesanti ripercussioni e condizionamenti su tutta l'opinione alpinistica nazionale. Il rimanere affascinati dal personaggio Bonatti non può che indurre ad andare alla ricerca dei suoi libri per conoscere quali valori fanno di un uomo un grande alpinista.

Sicuramente tra questi, un libro che ci fa capire molto di lui è:

 

K2 storia di un caso, Walter Bonatti,
I Nani Baldini&Castoldi

scritto dall'autore con molta durezza, in un momento di profonda delusione causata da una serie di ingiuste accuse subite, che, in un periodo della sua vita, gli hanno fatto perdere fiducia negli uomini. Il 31 luglio del 1954 una spedizione italiana conquista per la prima volta la cima del K2. Questo storico evento, motivo di grande orgoglio per l'alpinismo italiano nel mondo, è stato intaccato da una crudele ingiustizia ed irriconoscenza nei confronti di Walter Bonatti. Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, sono gli alpinisti scelti per la conquista della vetta, mentre Walter Bonatti, affiancato dall'hunza Madhi, li supporta con immensa dedizione e sacrificio fino all'ottavo ed ultimo campo, messo nelle condizioni estreme di bivaccare ad 8000 metri. Walter verrà accusato di aver tentato di precedere i due alpinisti nella conquista della vetta, di aver respirato l'ossigeno che trasportava destinato a Compagnoni e Lacedelli per l'ultima tappa della vittoria, e di aver abbandonato Madhi in stato di congelamento ad 8000 metri. Queste ed una serie di altre ingiuste accuse hanno contribuito a creare una situazione di isolamento di Bonatti all'interno del mondo dell'alpinismo che solo 40 anni dopo ha riconosciuto la sua innocenza e specialmente la fondamentale importanza per il successo della spedizione del ruolo da lui svolto. In questo libro Bonatti descrive con cura certosina le tappe della spedizione, dalla partenza alla conquista, raccoglie testimonianze, articoli relativi all'episodio ed una serie di prove inconfutabili della sua innocenza. E' come la risoluzione di un giallo sulla verità del K2, che ha liberato un uomo onesto dall'umiliazione della calunnia e dell'ipocrisia.

Ancora in

Montagne di una vita, Walter Bonatti,
Tascabili Baldini&Castoldi

sono raccolte imprese storiche dell'alpinismo mondiale che hanno visto Walter Bonatti protagonista in solitaria e non. Tra queste la Parete Est del Gran Capucin, ancora la spedizione Italiana sul K2 e la tragedia del Pilone Centrale, la Nord del Grand Jorasses d'inverno, la Nord del Cervino in invernale ed in solitaria, il Cerro Torre...Queste e tante altre grandi imprese sono la manifestazione della grandezza di quest'uomo e del suo indescrivibile profondo legame con le montagne. Nello stesso libro troviamo un racconto intitolato Natale sul Monte Bianco: questo racconto è legato ad una tragedia alla quale è dedicato il libro

 

Naufragio sul Monte Bainco, La tragedia di Vincendon e Henry, Yves Ballu,
I Licheni - Vivalda

che racconta la tragica vicenda di due giovani, Vincendon ed Henry che persero la vita sul Bianco nel 1956 dopo dieci giorni di sofferenza e prigionia della tempesta nel rincorrere le loro passioni ed i loro sogni. Una serie di incomprensibili errori hanno reso irrealizzabile il successo dei soccorsi. In un primo tentativo Lionel Terray ha inutilmente cercato di raggiungere i dispersi via terra; tentativo seguito dall'intervento di un elicottero che si schianta vicino ai superstiti durante una manovra disperata… l'attesa senza fine dei ragazzi per l'arrivo dei soccorritori è straziante e lascia con il fiato sospeso. Purtroppo i soccorsi non torneranno in tempo. Il solito intervento della stampa rende le circostanze ancora più critiche con puntuali gratuiti giudizi sull'episodio. Il dramma ed il triste e beffardo destino di Vincendon ed Henri non può che lasciare in noi un legame affettivo con questo libro. La descrizione dell'improvvisazione dei soccorsi, la loro assurda disorganizzazione e la loro sconclusionatezza in un'epoca in cui l'utilizzo degli elicotteri per gi interventi di soccorso in montagna era ancora tutto da mettere a punto, ci fanno render tristemente conto del fatto che il peggio poteva essere evitato. Di fronte a questo emerge la crudeltà disumana del dramma dei genitori spettatori impotenti. Con immensa gratitudine e soddisfazione capiamo quale sia stato il percorso di crescita del soccorso da allora, quando ancora si metteva in discussione l'opportunità di dover impegnare dei mezzi militari e denaro in soccorso di chi, per soddisfazione personale, mette a rischio la propria vita, ad oggi: la perdita di due vite umane deve almeno servire a stimolare una ulteriore crescita del soccorso in montagna in modo tale che, in ogni possibile situazione di pericolo che speriamo non si concretizzi mai, si abbia la capacità di intervenire con la massima efficienza, rapidità ed organizzazione nell'ambizione del successo in nome dell'amore per la vita.

Se dalla montagna più alta dell'Europa Occidentale ci spostiamo sulla cime più alte del mondo, non possiamo che pensare a:

Aria Sottile, Jon Krakauer,
Corbaccio

scritto dal giornalista americano che è stato uno degli alpinisti che hanno vissuto in prima persona la tragedia avvenuta nell'Everest il 10 maggio 1996 quando sulla cima della montagna si scatena una tempesta "investendo" quattro spedizioni commerciali. Oltre che la drammatica descrizione di ciò che accadde quel giorno, nel quale persero la vita nove persone tra cui due delle migiori giuide, Rob Hall della spedizione di Adventure Consultants e Scott Fisher di Mountain Madness, l'autore riesce a farci capire quali siano il contesto ed il significato di una spedizione commerciale: dai costi della spedizione, al contatto con la cultura nepalese e la vita degli sherpa. Per chi ha un'idea di quali siano le passioni di un grande alpinista, emerge la differenza delle motivazioni che spingono le persone economicamente dotate, tanto da poter pagare le incredibili cifre di partecipazioni ad una spedizione in Himalaya, a voler raggiungere la cima e quanto questo comporti un aumento del pericolo per se stessi e per le guide che hanno il compito di accompagnate la spedizione.
Il romanzo spazia dall'aspetto storico, con la descrizione dei primi tentativi di conquista fino al successo nel 1953, la prima salita senza ossigeno ed infine arriva l'attuale epoca della spedizioni commerciali con la deturpazione della montagna ricoperta da rifiuti, all'aspetto tecnico, con la descrizione della necessità di acclimatarsi ed abituare il fisico umano alle condizione della quota, con la polemica sull'utilizzo della bombole di ossigeno (alcuni alpinisti, come Anatolji Bukreev ritengono sia meglio non fare uso delle bombole perché si riesce a capire meglio la reazione fisica personale ed inoltre non si rischia di trovarsi di colpo con le bombole vuote che equivale a spostati improvvisamente a quote incredibilmente inferiori, altri criticano questa impostazione vedendola proprio di uno spirito da "super-uomo"), con la dettagliata descrizione del percorso per la vetta e la disposizione dei campi, delle difficoltà della progressione che aumentano con l'aumentare della quota.
Fallisce in partenza il tentativo di voler trasmettere la coinvolgenza del libro e la capacità dell'autore di descrivere e riprodurre ambienti, sensazioni e situazioni nei loro minimi particolari con un'abilità straordinaria di rendere il lettore emotivamente partecipe delle situazioni ed incapace di interrompere la lettura.

L'unico aspetto negativo del libro è il giudizio che in esso emerge sul russo Anatolij Bukreev, uno dei più forti alpinisti d'alta quota che siano mai esistiti, giudizio umano e, come tale, ingiusto. In questo libro Anatolji appare come un solitario ed individualista, guida che pensa prima a mettere in salvo sé stesso e poi i suoi clienti: immagine decisamente distante della sua reale personalità, della quale da prova durante la tragedia, organizzando un soccorso in solitaria, riuscendo a salvare la vita di alcuni clienti in condizioni impossibili.

Per rendersi giustizia Anatolji risponde alle opinioni e giudizi di Krakauer pubblicando

Everest 1996, Cronaca di un salvataggio impossibile,
Anatolji Bukreev, G.Weston de Walt,
Collana: Le tracce CDA & Vivalda

cronaca di fatti, e non di opinioni, della stessa tragedia del 1996. Nello stesso libro, in conclusione, Anatolji manifesta la sua sofferenza, delusione ed incapacità di comprendere le ragioni delle accuse subite ed il profondo dolore per il legame con le persone che non sono tornate. Ma ancor più gli viene resa giustizia dalla pubblicazione di

Cometa Sull'Annapurna, Simone Moro,
Corbaccio

scritto dall'alpinista italiano profondamente legato ad Anatolji da un ammirevole rapporto di amicizia e stima reciproca. In questo libro Simone descrive, oltre la drammatica tragedia avvenuta nell'Annapurna il giorno di Natale del 1997 che l'ha visto unico sopravvissuto dopo un volo di 800 metri sotto una valanga nella quale hanno perso la vita i sui compagni Anatolij e Dimitri, una bellissima amicizia tra due compagni di cordata, basata sulla condivisione del grande amore per le montagne, sull'altruismo, sulla forza d'animo di non arrendersi e la volontà di non risparmiarsi nelle fatiche, sulla determinazione nel realizzare i propri progetti e su umanissimi sentimenti... valori che hanno reso quest'unione immortale, anche dopo la scomparsa fisica.

Se ci spostiamo ancora una volta in un altro continente, possiamo arrivare in America Meridionale, terra di mitiche conquiste. Qui è ambientato

La Morte Sospesa, Joe Simpson,
I Licheni - Vivalda

per il quale gli aggettivi non bastano…

Questo libro è senza dubbio un tesoro della libraria di avventure in montagna. La trama è descritta da uno dei protagonisti della incredibile vicenda che, oltre ad essere un alpinista è anche uno scrittore, laureato in filosofia e questo contribuisce sicuramente in maniera incisiva a rendere la lettura un fiume travolgente! Nel giugno del 1985, durante il rientro dalla conquista della vetta del Siula Grande (6536 m) nelle Ande peruviane, per la prima volta dalla parete Ovest, Joe precipita in un crepaccio e dopo vani tentativi di soccorso, il compagno Simon si trova di fronte alla drammatica e straziante condizione di dover trovare il coraggio di tagliare la corda del compagno, per salvare almeno la propria vita. L’autore descrive lo stato d’animo di Simon durante il solitario rientro al campo base, la sua disarmante condizione psicologica dopo aver dovuto abbandonare il compagno. Come andrà avanti la sua vita con questa croce? Come potrà accettare sé stesso e come farà a raffrontarsi con i familiari dell’amico perso? Sarà il caso di raccontar loro la verità oppure, ora che non si può più tornare indietro, sarebbe meglio raccontare una versione meno colpevolizzante? Nessuno, se non da lui, potrà mai conoscere una diversa verità…Simon comunque versione riporti, non si potrà mai liberare dal rimorso di aver ammazzato il compagno. Da questo momento la protagonista del libro non è più una cordata, ma nascono due vicende diverse, con due diversi protagonisti: Parallelamente, infatti, l’autore ci fa percorrere l’allucinante vicenda, altrettanto solitaria, del compagno, fisicamente esausto e gravemente ferito. Arrivato allo sfinimento Joe inizia una tenace lotta per la sopravvivenza…in ogni momento la sua vita è appesa ad un filo concretizzato dalla incredibile forza di volontà di Joe dalla sua disumana capacità di sopravvivenza. Il racconto lascia il lettore in uno stato di agitazione e nella profonda preoccupazione e speranza, quasi con il desiderio di poter entrare nel libro e poter dare al protagonista la forza di non arrendersi ed uno stimolo per continuare a lottare lo sfinimento oltre il limite di quelle che riteniamo le possibilità umane. La storia ha un finale che si definirebbe impossibile se non si sapesse che è quello reale, e corona un legame di profonda amicizia.